SSD e HDD moderni: evoluzione o involuzione? Cosa devi sapere prima di comprare un disco – Parte 1

20 Feb , 2026 - News

SSD e HDD moderni: evoluzione o involuzione? Cosa devi sapere prima di comprare un disco – Parte 1

Tipologie di dischi a confronto

Negli ultimi anni, l’industria delle memorie ha seguito un trend inarrestabile: aumento della capacità e miniaturizzazione sempre più spinta dei componenti elettronici. Questo percorso, se da un lato ha portato a progressi impressionanti, dall’altro impone sfide ingegneristiche complesse — dalla progettazione di testine e circuiti più sofisticati, alla scrittura di firmware in grado di gestire sistemi sempre più complessi. Eppure, proprio il firmware — o meglio, la service area del disco, che in molti HDD moderni occupa circa 500 MB o poco più — spesso si rivela uno dei punti più fragili delle moderne tecnologie di memorizzazione.

Mi chiedo: perché non si è ancora pensato a una ridondanza di questo componente cruciale? La service area, se danneggiata, rende il disco inutilizzabile — anche se i dati sono fisicamente intatti. Eppure, considerando che occupa meno di mezzo gigabyte, duplicarla su un chip dedicato sul PCB (con una copia di backup) sarebbe tecnicamente fattibile, senza impatto significativo sui costi o sulla miniaturizzazione.

Questo articolo, diviso in 2 parti, vuole soffermarsi su un particolare importante che sembra sfuggire a chi produce memorie come hard disk, ssd, flash drives etc…

L’AFFIDABILITÀ!

In laboratorio arrivano diversi hdd da 2,5” (raramente 3,5”) ed i più moderni ssd che dopo qualche anno (ANNO!!!!!) cominciano a mostrare segni di degradazione logica e fisica con conseguente rischio di perdita PERMANENTE dei dati. Come mai questo repentino calo della qualità? Perchè le memorie sono sempre meno affidabili rispetto ai loro “antenati” di qualche decennio fa?

Smontando ed analizzando i dischi odierni emergono precise scelte effettuate dai produttori, soprattutto dal punto di vista economico, ma anche della “tutela” del loro prodotto. In questa analisi mi occuperò dei dischi da 2,5” in generale ed SMR in particolare, a prescindere dal fattore di forma (form factor). Ma andiamo con ordine.

L’ESSEMMERRE DELLA DISCORDIA

Dopo che per molti anni la tecnologia CMR ha accompagnato la quasi totalità dei dischi rigidi dal 2005 fino ad oggi, nel 2013 la Seagate ha cominciato a commercializzare i primi dischi SMR (Shingled Magnetic Recording) , e poi a ruota i vari produttori. La tecnologia SMR permette di incrementare, a parità di form factor, lo spazio di archiviazione su piatto tra il 20% ed il 25%: a conti fatti i dischi SMR risultano essere economicamente più convenienti della controparte CMR.

Questo nuovo modo di scrivere le tracce, sovrapposte tra loro come fossero le tegole di un tetto, richiede un firmware (il “cuore” o sistema operativo del disco) ad hoc, in grado di gestire una serie di operazioni eseguite in background e invisibili all’utente finale. Proprio questa attività di riorganizzazione e riscrittura delle tracce sul disco evidenzia un altro problema: la velocità di scrittura ne risente, rendendo il disco lento e poco reattivo.

Purtroppo il software che governa il funzionamento del disco si è rivelato fragile e molto incline alla degradazione, con errori che possono compromettere i moduli più importanti e col rischio di perdere definitivamente i dati.

I dischi moderni vengono commercializzati con la ROM cifrata, la porta COM per la diagnostica bloccata (Seagate), cifratura hardware su tutto il disco (ad esempio i WD e la loro SED), il TRIM, nativo negli SSD, è stato inserito anche nei dischi SMR. Se da un lato i produttori proteggono il loro software dall’accesso non autorizzato, dall’altro lato il recupero dati con tutti questi ostacoli diventa impegnativo, con costi che lievitano a seconda della complessità del caso. Di seguito riporto qualche testimonianza direttamente dai laboratori di recupero dati.

“Con i dischi SMR, quando si modifica un blocco di dati, il drive spesso deve riscrivere un’intera sezione di tracce adiacenti. Questo processo rallenta notevolmente le velocità di scrittura e aggiunge livelli di complessità nel tentativo di recuperare i dati. In effetti, durante il recupero, il drive può eseguire autonomamente operazioni in background per riorganizzare i dati, interferendo così con lo stesso processo di recupero.”

Traduzione dall’inglese – Fonte: datarecoveryguy.com

“Tuttavia, i dischi SMR cancellano immediatamente i file eliminati, proprio come strappare una lettera, rendendo il recupero estremamente difficile. I produttori hanno inoltre iniziato a cifrare il firmware del disco, come un caveau blindato, per impedire manomissioni, complicando ulteriormente i tentativi di riparazione.”

Traduzione dall’inglese – Fonte: PayaM.com.au

“Un disco sviluppa un difetto parziale su una delle sue testine di lettura/scrittura, che occasionalmente fornisce dati errati. La logica del controller interpreta questi dati errati come tabelle di traduzione danneggiate e tenta di “ripararle” — sovrascrivendo però dati corretti con “correzioni” errate.
Il risultato? Un processo autoalimentante che corrompe ulteriormente il firmware, fino al completo malfunzionamento del disco.”

Traduzione dal tedesco – Fonte: 030-datenrettung.de

Nei dischi da 2,5”, le testine sono sempre più miniaturizzate e fragili e nel caso dei dischi SMR sono fatte in maniera particolare, la pellicola ferromagnetica che riveste i piatti ha uno spessore sempre più nanometrico, il coperchio sempre più sottile e tenuto ermetico con della pellicola adesiva (ad esempio Seagate e i suoi dischi della famiglia Rosewood), per produrre dischi da 7mm di spessore. Insomma, si è quasi toccato il limite fisico dei materiali a scapito dell’affidabilità che tanto decantano!

CORROTTO E MAZZIATO

Voglio che sia chiara una cosa: i vostri dati sono ostaggio di scelte sconsiderate.

Aumentare la densità dei dati sui piatti del 25% — con tecnologie come SMR — è un’impresa ingegneristica importante. Ma delegare tutta la gestione di questa complessità a un firmware non ridondante, che si corrompe facilmente e privo di qualsivoglia strategia di recupero automatico è una mancanza di rispetto verso chi compra il disco pensando di affidarci i propri ricordi, il proprio lavoro, la propria vita digitale.

Le varie campagne di marketing fraudolento ed ingannevole condotte dai produttori di dischi rigidi con l’eco delle riviste e siti del settore hanno fatto il resto. Le persone si fidano comprando i dischi da 2,5” ed SMR ignari di tutto, con la bellissima idea della portabilità dei dati unita all’affidabilità sbandierata, per poi ritrovarsi dopo qualche anno con un disco da buttare e lavoro perso parzialmente o per sempre, a seconda della gravità del danno.

I vari metodi DIY (do it yourself) — software gratuiti, tutorial casalinghi, tentativi di “riavvio forzato” o “riparazione con strumenti online” — non fanno altro che peggiorare la situazione. Ogni accensione, ogni tentativo di collegamento, ogni scansione con programmi non professionali, aumenta il rischio di danneggiare ulteriormente la service area o i dati stessi. Il disco è già in stato di “sofferenza” — e ogni intervento non esperto ne accelera la morte.

Non metterò link ai siti dei produttori, ma vi invito caldamente a visitarli e a diffidare di tutti i proclami sensazionalistici che vi sono riportati. I dischi da 2,5” hanno di portabile solo il carico di problemi che prima o poi compariranno. La tecnologia SMR ha problemi strutturali ben noti — denunciati più volte da esperti del settore: tecnici di recupero dati, laboratori indipendenti, e comunità di utenti esperti.

Ricapitolando:

  • I dischi da 2,5” moderni, soprattutto SMR, presentano limiti strutturali che non li rendono adatti per archiviazione critica (dati importanti e di lavoro) e uso continuativo.
  • I dischi SMR, indipendentemente dal form factor, presentano una serie di problemi intrinseci alla tecnologia adottata. Possono essere una scelta per dati poco importanti.
  • I dischi CMR da 3.5”, pur non avendo il vantaggio economico offerto dai dischi SMR, godono di una serie di vantaggi tecnici ed operativi che li rendono candidati ideali per stoccare i propri dati importanti e per carichi di lavoro intensi.

RIMEDI CASALINGHI? NO GRAZIE!

Cosa fare per non incappare in spiacevoli sorprese? Può essere utile:

  • Consultare questa lista redatta da Nascompares.com con i vari dischi in commercio, differenziati tra SMR e CMR.
  • Usare programmi come CrystalDiskInfo, HDD Sentinel o altri per monitorare lo stato dei dischi. I parametri SMART comunicano lo stato di salute del disco, e se c’è qualcosa che non va viene segnalato.
  • Elaborare una strategia di backup, non tenere i tuoi dati importanti su un solo supporto, ma diversifica.
  • Se il disco smette di funzionare e non viene riconosciuto, NON collegatelo di nuovo e NON usate assolutamente software e rimedi visti su youtube o letti in giro per il web nella vana speranza di “rianimarlo”. Peggiorerete la situazione. Rivolgetevi ad un professionista. Il costo potrebbe essere alto, ma il rischio di perdere tutto ancora di più.

RIFLESSIONI

La tecnologia SMR non è progresso, è un compromesso economico che sacrifica l’affidabilità, la durata e la riparabilità dei dischi per guadagnare pochi gigabyte in più. Non è un errore. È una scelta consapevole dei produttori e i consumatori ne pagano il prezzo con dati persi, tempo sprecato e costi di recupero alti.

I dischi moderni da 2,5″ — specialmente quelli SMR — sono progettati per durare il minimo indispensabile, non per conservare ciò che conta.

Se vuoi proteggere i tuoi dati, non affidarti a ciò che è economico, ma a ciò che è affidabile. Orienta la tua scelta sui dischi CMR da 3,5″. Scegli la semplicità, la trasparenza, la robustezza. E soprattutto: non fidarti MAI di chi ti vende tanta capacità che sta in una tasca senza dirti cosa nasconde.

I tuoi dati non sono un’opzione. Non sono un upgrade. Non sono un “feature”. Sono la tua memoria, il tuo lavoro, la tua storia. E non meritano di essere trattati come un costo da tagliare.

“SMR non è una tecnologia. È un conto in sospeso — e prima o poi lo pagherai.”

Se hai bisogno di costruire una modalità di conservazione che funzioni per te, o hai un’unità che presenta problemi, contattami ora!


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