Cos’hanno in comune una testina difettosa ed il T2 corrotto? DANNI, e pure tanti.
Un cliente mi ha consegnato il suo disco di lavoro, dicendomi che di punto in bianco ha smesso di essere riconosciuto. Non è caduto e non ha subito nessun tipo di urto. Ha provato a collegarlo diverse volte (grave errore!) per vedere se riusciva in qualche modo a riaccedere ai suoi lavori ma nulla. Per la cronaca, il disco ha circa 1 anno di vita.


Perchè in questo specifico caso non bisogna collegare il disco una volta che “scompare” dal radar del sistema operativo e non viene più riconosciuto da qualsiasi PC, anche se non è caduto?
I dischi SMR (Shingled Magnetic Recording), come quello in oggetto, hanno un firmware estremamente delicato. A causa della natura stessa di questa tecnologia, dove le tracce magnetiche si sovrappongono come le tegole di un tetto per aumentare la densità di archiviazione, la gestione dei dati è critica ed è affidata quasi esclusivamente al modulo 190 (o T2), il traduttore di secondo livello.
Proprio perché le tracce sono sovrapposte, qualsiasi modifica su una di esse comporta la riscrittura a catena di tutte le zone adiacenti: è questo il motivo per cui questi dischi risultano notevolmente più lenti nelle operazioni di scrittura rispetto ai tradizionali CMR.

Questo dettaglio è fondamentale tenerlo a mente per il nostro caso di recupero per un preciso motivo: se il modulo 190 si corrompe, i dati diventano logicamente illeggibili. Anche se magneticamente presenti sui piatti, solo quello specifico modulo del firmware possiede la ‘mappa’ corretta per ricostruire l’ordine fisico dei dati sovrapposti. Senza di esso, il disco vede solo una sequenza senza senso di 0 e 1.
I successivi tentativi di collegamento da parte dell’utente, fatti nella speranza di ‘resuscitare’ il disco, sono invece un’opportunità per il firmware di intervenire e correggere i presunti errori nel modulo 190, spesso con esiti distruttivi, visibili quando si procederà con la sua estrazione e riparazione. Ogni tentativo fallito assottiglia drasticamente le possibilità di successo per il tecnico specializzato che dovrà effettuare il recupero dei dati.
In più, questa tipologia di dischi della Western Digital sono dotati di SED (Self Encrypted Disc), un modo adottato dalla casa madre di cifrare i dati presenti sul disco. Operare in Techno Mode e quindi garantirci l’accesso alla service area (SA) non è fattibile se prima non viene decriptata la ROM. Insomma, è un caso discretamente complesso. Come si può intuire c’è molto da trattare, quindi andiamo con ordine e vediamo i singoli passaggi!
PREPARAZIONE DEL DISCO
Una volta tolto il disco dall’involucro di plastica, per prima cosa si rimuove il PCB e si prende il programmatore EEPROM per leggere e salvare il contenuto della ROM.
Successivamente si avvia il software PC-3000 senza collegare il disco, si sceglie l’utility specifica per il nostro disco e tramite l’interfaccia presente si carica la ROM appena letta col programmatore affinchè venga sbloccata e attivata la Techno Mode, modalità fondamentale per lavorare sulla SA del disco. La user area, dove sono presenti i file del cliente, è accessibile normalmente, in quanto le chiavi di cifratura sono presenti nella MCU presente nel PCB del disco.
La ROM così generata viene riscritta sul chip del PCB.
Il secondo passo è dotare il PCB di interfaccia SATA, per avere accesso completo al disco e fare operazioni non possibili con l’interfaccia USB.
Dal momento che non ci sono PCB SATA compatibili bisogna sfruttare il PCB USB esistente e saldare fisicamente il connettore SATA su dei punti specifici, come mostrato nei passaggi seguenti. Il connettore SATA può essere facilmente riciclato da altri PCB, tagliandolo di netto.
Per prima cosa bisogna rimuovere i condensatori come in figura, in modo da isolare il bridge USB:

Poi serve saldare 4 fili sottili da 0.25mm e non molto lunghi in corrispondenza delle piazzole E71, E72, E73 ed E75. (4-5 cm al massimo per evitare perdite di segnale).

I numeri 2, 3, 5 e 6 presenti nelle piazzole sono i pin corrispondenti del connettore dati SATA, al quale andranno saldate le altre estremità dei fili. Qui sotto riporto lo schema di collegamento:

Come passo finale si collegano i 2 cavi per alimentare il disco come indicato nella figura sottostante e tenendo in mente il pinout del connettore di alimentazione.


Il disco è pronto per essere collegato al PC-3000 per le successive operazioni!
LAVORARE SULLA SERVICE AREA
Adesso viene la parte complessa. Il disco viene riconosciuto correttamente: come prima operazione si effettua un backup della SA tramite l’apposito pulsante, ma il disco entra subito in BSY state. Si rende necessario bloccare un modulo in particolare adibito alle operazioni in background che mette il disco nello stato di BUSY, procedendo così:
- si spegne e si riaccende il disco
- si effettua un backup della ROM
- sempre da menu della ROM si accede alla funzione “Block custom module access”
- si individua e si seleziona il modulo 411
- Si applicano le modifiche spegnendo e riaccendendo il disco
Adesso il disco non va più nello stato BUSY permettendoci quindi di effettuare il backup della SA e leggere il modulo 190, fondamentale per avere accesso alla struttura file dell’intero disco. Il salvataggio della SA procede senza intoppi, ma quando raggiungiamo il modulo 190, il programma ci restituisce un amaro messaggio: entrambe le copie del modulo sono danneggiate. Dopo un’ora circa di estrazione, le 2 copie avevano rispettivamente 330 e 562 BAD sectors.
I passi successivi sono stati ricostruire il T2 e fixare il modulo 32, adibito alla mappatura dei settori problematici e usare un’altra funzione del programma: Lock UA writing. Lo scopo di questo passaggio è duplice: si blocca la User Area da qualsiasi tipo di scrittura, ma il motivo principe è non permettere al modulo 190 di aggiornarsi, in quanto bloccando la scrittura sulla User Area non c’è niente da aggiornare! Il firmware non rimappa e non riscrive di continuo sui moduli ed il disco lavora serenamente!
Si riabilita il modulo 411 e si effettua un ciclo di spegnimento/accensione per applicare le modifiche. Il disco è pronto per la fase successiva!
ESTRAZIONE DATI E CONCLUSIONI
Il disco viene riconosciuto correttamente con tutti i suoi dati di targa quali modello, seriale e capacità. Si crea un nuovo task, la heads map, e si settano le opzioni di lettura per la gestione degli errori.
La copia viene effettuata col T2 riparato anche se presenta diverse zone non leggibili. Durante la copia, immediatamente la testina H1 riporta molti settori danneggiati. In questo caso grazie alla heads map si può disattivare e permettere così alle restanti testine H0, H2 e H3 di leggere i settori con una velocità che si aggira sui 40-50mb/s. Non eccezionale, ma quanto basta per portare a termine il processo di imaging!

Al termine del processo di imaging, sono stati recuperati circa il 45% dei file, preservandone la struttura originale e le directory. La porzione restante dei dati risulta purtroppo corrotta o incompleta: disattivando la testina H1 per permettere alle altre di lavorare, abbiamo inevitabilmente reso illeggibili tutti i settori fisici residenti su quella specifica faccia del piatto. Di conseguenza, qualsiasi file frammentato che avesse anche solo un blocco dati su quella zona è risultato inutilizzabile.
Questo porta a fare una serie di considerazioni: il disco purtroppo ha avuto un guasto fisico prima che logico, che si è esteso al modulo più importante del disco, il 190. Nonostante i vari passaggi di preparazione e successiva estrazione dei dati, il risultato è un recupero parziale. Sicuramente c’era la possibilità di utilizzare le testine funzionanti di un donatore per leggere la superficie del piatto dove è presente la H1, però al cliente andava bene così, i files che gli interessavano c’erano tutti!
Come abbiamo accennato ad inizio articolo, i dischi SMR sono fragili, e quando non vengono più riconosciuti la prima mossa saggia da fare è contattare un laboratorio di recupero dati. Non serve assolutamente a nulla ricollegarlo nella vana speranza che ritorni a funzionare, tutt’altro: collegandolo diverse volte si accelera la propagazione del danno e se ne amplifica la severità.
Se hai un disco che smette di punto in bianco di funzionare, non farti guidare dal panico e mantieni la lucidità: non alimentarlo, ma recati tempestivamente presso un laboratorio di recupero dati!
Contattami se il tuo disco presenta gli stessi sintomi come in questo caso studio, la diagnosi è completamente gratuita!